-
-Ti andrebbe di venire al matrimonio di mio
fratello?
- -
Mi piacerebbe ma non conosco nessuno, non
parlo la vostra lingua, non so , ci penso, grazie per l’ invito
-
- Ti piacerebbe, è molto differente dai
vostri. Invita chi vuoi, i nostri matrimoni durano 3 giorni e apriamo le porte
di casa a tutto il paese, è una grande festa.
-
- Credo che verrò!
Voglio vivere questo viaggio come lo vivrebbe uno di
loro, partendo dall’ Italia in nave.
Arrivo da Napoli a Salerno dopo aver fatto il sabato un
tour di Atzara e la domenica dall’ alba la Borsa Mediterranea del Turismo,
insomma non riposatissima ma con addosso già tanta energia, voglia di scoprire
ed entusiamo.
L’ imbarco è alle 12.00 ma già dalle 10.00 siamo in
fila, prima per i documenti poi per i controlli di sicurezza e finalmente per
salire sulla nave! La grimaldi per la tratta Italia-Tunisia dispone di piccole
ed essenziali imbarcazioni, come agente di viaggio ho ottenuto un ottima
tariffa per una spaziosissima cabina quadrupla con tutti in comfort. La maggior
parte degli altri passeggeri è invece coricato nelle poltrone del bar o tra i
corridoi , tutti rigorosamente scalzi ed accalcati , il viaggio dura 27 ore con
una sosta per imbarcare altri passeggeri a Palermo. Faccio scorrere le ore tra
film, passeggiate sul ponte, qualche spuntino e… il cesso! Già, le ultime 5 ore
di navigazione, da dopo che si lascia la Sicilia e si affronta il mare aperto,
non sono proprio piacevolissime! Vado sul ponte a prendere aria e un signore,
riconoscendo da non so esattamente cosa la mia provenienza, mi sorride e con
uno stentato italiano mi dice “la prima volta che ho affrontato questa tratta
ero su di un gommone, è durata il doppio, ho sofferto ma ero felice.” Ritorno
in cabina, faccio un respiro fortissimo, smetto di vomitare, sorrido.
Chi sbarca da
Tunisi con l’ auto è destinato a stare in fila per ore ai controlli,
svuotare completamente il proprio mezzo ed attendere che i poliziotti passino a
controllare che non ci sia merce destinata al commercio, prima della polizia
passano dei signori con un gilet azzurro che in cambio di qualche dinaro si
offrono di aiutarti a scaricare le tue cose
e all’ esigenza, di aiutarti a nascondere ai poliziotti ciò che non vuoi
che vedano …
In macchina con i miei due amici raggiungo Djerba , 520
km interrotti solo per qualche sosta caffè e per l’ immancabile panino con uovo
sodo, tonno e harissa preso ai bordi
dell’ autostrada , al buio, da una colorata signora che scalda prima il pane
dentro un secchio di alluminio con dentro del carbone e poi con le mani apre le
scatolette, sbuccia le uova, apre il pane e lo imbottisce porgendotelo avvolto
da un tovagliolo che è forse l’ unica cosa pulita sul quel tavolo di fortuna su
cui ci sono gli ingredienti della mia prima indimenticabile cena Tunisina. 
Sono le 23 quando arriviamo nell’ isola di Djerba. Abbiamo evitato il traghetto
perché contro le nostre aspettative c’era una coda che si sarebbe smaltita in
non meno di 2 h. L’ emozione di K di rivedere la sua famiglia gli ha fatto
scegliere di volere continuare a guidare ancora ma di arrivare il prima possibile
ad abbracciare i suoi cari che non vede da mesi, io e Dalì siamo d’accordo con
lui.
Ad accoglierci le donne della sua famiglia con grida di
gioia , abbracci, baci e strette di mano.
La madre abbraccia K facendo un suono che farà da
colonna sonora a tutti e 3 i giorni di
festa, una sorta di urlo che fa vibrare la lingua producendo un allegro e
assordante fischio – pppprrrrriiiii-
Ci sistemiamo nell’ appartamento accanto al loro, una
modesta casetta il cui pavimento è ricoperto quasi per intero da lunghi e
spessi tappeti colorati, piccole finestre chiuse da grate ne consentono la più
totale privacy ma la rendono fredda … ci accomodiamo nei divani neri del
soggiorno, facciamo ancora due chiacchiere e poi andiamo a letto, stremati.
Primo giorno di festa:
la madre di K ci fa avere in casa dell’ ottimo caffè bollente, latte, 3
baguette, burro e shamia, un dolce
dal sapore simile a quello del caramello ma quasi in polvere che loro mischiano
con il burro … altro che nutella!
-
Mia zia chiede se vai con lei a fare l’
henne, oggi le donne si adornano per la festa
-
Ok …
Io e la giovane zia di K
facciamo il viaggio fino alla vicina cittadina di Midoun in completo silenzio
alternato solo da sorrisi e cenni con la testa. Arriviamo nel retro di un
piccolo negozio di bomboniere e ad aspettarci c’è una robusta signora già
impegnata a disegnare le mani e i piedi di Sara, la sorella di K che mi
accoglie con un sorriso smagliante e in francese mi dice di sedermi accanto a
lei. Rimango incantata ad ascoltare le loro chiacchiere in arabo alternate
spesso da contagiose risate e non posso fare a meno anche io di ridere pur non
capendo assolutamente niente di quello che si dicono. Faccio delle foto per
dimostrare il mio apprezzamento verso quei tatuaggi floreali, cerco di dire qualcosa
in francese , lingua per me sconosciuta quanto l’ arabo, sorrido.
Dopo Sara è il mio turno,
faccio capire che vorrei mi disegnasse una mano e un piede, lei vorrebbe farmi
la mano sinistra e il piede destro o viceversa ma non è impossibile perché ho
già dei tatuaggi li, quindi vada per mano e piedi sinistri. Nonostante io
pensassi che a loro potessero non piacere, apprezzano i miei tatuaggi e la
signora robusta in due minuti mi disegna la mano, le mie decorazioni sono molto
differenti da quelle di Sara, sembrano più da bimba le mie, un braccialetto, un
anellino disegnato a mo di fiocco sull’ anulare sinistro (!) e righe e
arzigogoli sulle altre dita, una cascata di fiori invece sul piede che mi piace
decisamente di più. Mi fanno capire di non potermi lavare fino a domattina ma
soprattutto mi vietano di rimettere le scarpe. Bene, faccio il mio rientro
scalza, con gli anfibi tra le mani, la mano e il piede colorati e un
espressione incredula sul viso. Nel viaggio di rientro io e la zia eravamo già
più in silenziosa confidenza .
Ho rincontrato i miei
amici solo alla sera e insieme abbiamo mangiato la Mloukhia, una zuppa nera e gustosissima ricavata da una pianta
fatta cucinare con la carne di agnello. Dopo cena ho riraggiunto il gruppo di
donne che stavano sedute su numerosi materassi singoli adagiati al pavimento
con addosso pesanti coperte e strumenti musicali (tra i quali pentole e
forchette) tra le mani che , accompagnate dal – pppprrrriiii- toglievano ad uno
ad uno da delle valigie una serie di doni destinati alla sposa:
Una tra le meno giovani
del gruppo , in piedi al centro della stanza toglie ora un paio di scarpe, ora
un completino intimo o delle lenzuola, ora prodotti di bellezza e li mostra alle
altre donne … più il dono è grazioso più alte si fanno le grida e più lungo il
–pppprrrriiiii-. Una volta mostrato il dono, le più giovani, sedute in terra ,
lo avvolgono in un nastro colorato prima di deporlo in dei cesti di vimini
bianchi. Questo rituale si prolunga fino a tarda notte …
Io e Dalì giriamo per i
mercatini e per le cittadine vicine con una 147 prestata da un amico di K. Per pranzo, uomini da una parte e donne dall’
altra mangiamo un piccantissimo cous cous a casa dei genitori dello sposo prima
di agghindarci a festa per andare a consegnare i doni alla sposa. Sara ci tiene
che io indossi gli abiti tradizionali djerbini e così mi ritrovo
privilegiatamente nella stanza insieme alle donne della famiglia a cambiarci e
metterci su lunghi e coloratissimi abiti da festa ai quali abbiniamo orecchini
d’oro, ampie collane , spille e tutto un armamentario dorato che completa la
vestizione. Così conciata e perfettamente mimetizzata, monto sulla 147 e in
corteo raggiungo la casa della sposa.
Tamburi, canti, balli e
infiniti –pppprrrriiii- marciano fino
alle porte di un umile casa nel centro di Midoun. Gli uomini, come sempre,
aspettano fuori e noi donne ci catapultiamo dentro casa. La sposa è seduta su
un divano al centro al centro della stanza, avvolta da un burca bianco. E’
forte quell’ immagine, ma il clima è talmente festoso che quasi passa in
secondo piano la mancanza d’ aria che suscita quella donna. Per un attimo mi
sento una turista: mi spingono a sedermi accanto a lei e scattano una serie di
foto nella quali il rosso del mio incarnato evidentemente imbarazzato è più intenso persino del verde acceso del mio
vestito folkloristico!
Uscite dalla casa ci
accomodiamo sotto una sorta di tendone adibito al ristorante, tutte donne, gli
uomini pare si siano dileguati nel niente. Accanto a me si Siede Sarah, la giovane
nipote di K e per un po’ parlo con lei in inglese, è bello finalmente poter
scambiare due chiacchiere con una di loro e in un attimo la sua bocca fa da
tramite anche alle altre donne che evidentemente, come me, avevano voglia di
interagire. Ancora una volta mi trovo a maledire la mia scarsa conoscenza di
questa lingua!
Ancora cous cous ma
stavolta decisamente meno piccante, acqua fresca e via di corsa di nuovo alle
macchine. A casa ci aspetta lo sposo, avvolto in una spessa coperta di lana
marrone … in effetti inquietante quasi quanto il burca della sposa … ma
sorridente come sempre e via di nuovo tamburi e balli e –pppprrrriiii- e tutti
in corteo verso l’ aperta campagna.
Io seguo il gruppo quasi in trance, non riesco
a capire cosa stia succedendo né a ritrovare i miei amici per chiedere
spiegazioni … Arriviamo in un piazzale in mezzo al quale c’è un ulivo, il
corteo festante si è ferma e lo sposo inizia a camminare intorno all’ albero, fa
tre giri … un po come i nostri intorno al fuoco di Sant’ Antonio ma senza fave
e ovviamente soprattutto senza né lardo né vino rosso! La seconda serata si
conclude così, con lo sposo avvolto in una coperta di lana, con in mano un
ramoscello di ulivo a frustare gli uomini ancora single.
Il terzo giorno è arrivato
in fretta: Tutti laboriosi da presto, noi ospiti nonostante tutto
veniamo viziati ancora una volta con caffè caldo, latte , Ftayer (pane fritto simile al nostro pane
lentu) e strepitosi dolcetti di mandorle con caramello. Difficile alzarsi dal
tavolo della colazione.
Io e Dalì decidiamo di liberare il campo per non essere
d’ intralcio e passiamo la mattina tra le bancarelle di Midoun a cercare dei
foulard per la mia amica Marianna che andrò a trovare a Pavia alla fine di questa
avventura, e una giacca da far indossare a K che , invaso di compiti e doveri
non è riuscito a comprare niente per il giorno delle nozze del fratello. In
realtà il farsi belli è l’ ultimo dei pensieri di queste persone, la priorità è
accogliere gli ospiti e fare una buona festa!
Tornati a casa c’è la confusione
più totale, non si capisce l’ orario esatto in cui dovrebbe arrivare la sposa,
io pulisco la casa che mi ospita e che di sera farà da covo per gli uomini e verso le 17
ho indosso il mio abito da festa. Uscita di casa però mi rendo conto di essere
l’ unica vestita elegante … Rimango sull’ uscio con le altre donne alla ricerca
di qualche indizio che mi faccia capire quali saranno gli altri passi da fare … e, prima ancora che riesca a parlare con una
delle due Sare vedo arrivare una fiumana di donne pronte ad andare direttamente
ad accomodarsi per mangiare; ma come, senza gli sposi?! Si!
A quel punto capisco di
avere due possibilità: fare l’ ospite e sedermi a mangiare o cambiarmi ed
aiutare a servire ai tavoli. Opto ovviamente per la seconda e in un lampo ho di
nuovo addosso jeans, giacca e anfibi. Ora mi sento finalmente a casa. Giro per
i tavoli con giganti piatti colmi di cous cous e carne e riporto indietro
piatti vuoti e bicchieri di plastica da buttare, tra sorrisi e abbracci
improvvisi.
Poi K:
-
Anniese per favore, puoi andare a prendere
la famiglia della sposa?
-
Eeeeeh??? Come? Dove? Con chi?
-
Raggiungi le macchine degli uomini che sono
ripartiti, prendi la mia macchina chè essendo italiana può essere guidata solo
con la tua patente. Una volta arrivata la ti faranno salire qualcuno che non ci
sta nelle altre macchine. Per favore.
-
Certo, vado.
-
Shokran
40 minuti di corsa in macchina con le
4 frecce per raggiungere il resto del corteo , fortunatamente ho memorizzato la
strada il giorno prima. Nel viaggio rido da sola pensando alla situazione in
cui mi sono cacciata, come avrei comunicato con chiunque fosse venuto in
macchina con me? Problema risolto, arrivata a casa della sposa, i suoi invitati
mi sfilano davanti andando ad accomodarsi nella macchine guidate dagli uomini
del posto. Nessuno si fida della donna
Occidentale, come dargli torto? Eheheh. Bene, riparto, sempre sola. Seguo la
coda ma ad un certo punto K mi chiama:
- Anniese fermati, hai dietro un mio
amico, ha la macchina piena e vuole far salire sua moglie con la bambina nella
tua macchina.
- Ok, ma stai in linea così se ha
qualcosa da dirmi prima di salire me la traduci.
- Tranquilla.
Con il cellulare aperto scendo dall’
auto e vado incontro alla donna, la faccio parlare con K al telefono e riparto
. Suo marito mi si piazza davanti ed inizia a correre come un matto, io provo a
stargli dietro ma brucio una rotonda e devo frenare di scatto, la donna e la
bambina si ancorano al sedile e lei inizia a parlare ad alta voce in arabo.
Credo non sia felicissima di essere salita in macchina con me. Abbozzo un
“Sorry”, alzo la musica e cerco di riprendere il corteo. Non vedo l’ ora di
arrivare.
Arrivati a casa, essendo l’ ultima
della coda mi perdo l’ incontro tra gli sposi, sono già le 20, è buio .
–pppprrrriiii- tamburi , balli ,confusione … mi sento in colpa per la frenata e
vorrei raggiungere K e raccontargli l’ accaduto di modo che possa chiedere
scusa alla donna da parte mia. Non c’è bisogno lei lo capisce, mi da in braccio
la sua bambina e mi tira verso il tavolo bandito per la cena. Ottimo,
incastrata a cenare con lei ed altre bellissime donne vestite a festa mentre io
sembro una trovata fuori dal cancello. Proprio ora che avrei potuto finalmente
cambiarmi e magari cenare con le donne della famiglia con le quali ormai sono entrata in confidenza.
Pazienza. Finisco la cena, mi alzo e inizio a sparecchiare insieme alle altre,
trasformiamo in un attimo il “ristorante” in una sala da ballo e finalmente
vedo sposo e sposa insieme, lei abito bianco e lui in un elegantissimo completo
nero, sono seduti su un divano bianco e davanti a loro uomini e donne (ma soprattutto
donne) ballano a ritmo di musiche orientaleggianti, tutti sobrissimi,
coloratissimi e allegri. Non era come lo immaginavo : la tradizione Djerbina
vorrebbe che la donna arrivasse dentro un cesto su di un cammello e di sicuro
sarebbe stata una scena epica da osservare ma credo di aver comunque collezionato
emozioni e colori e –pppprrrriiiii- e sorrisi
e abbracci oltre le aspettative. Non scorderò mai questo meraviglioso Matrimonio
Tunisino.


Curiosità:
Mischino/a si dice anche in arabo ed
ha lo stesso significato che in sardo
Gli uomini, volendo, il giorno prima
del matrimonio potrebbero anche permettersi una bevuta ma di nascosto dalle
mogli
Le donne sono molto festaiole,
possono decidere di divorziare dai loro mariti per qualsiasi motivo e non hanno
assolutamente l’ obbligo del velo
Un uomo che faccia atti di violenza
contro una donna viene ripudiato dalla società e non gli è più permesso l’
ingresso nei bar “moreschi” (tipici caffè solo maschini in cui oltre alle
chiacchiere vengono svolti anche atti di commercio)
Gli sposi dopo il matrimonio vengono
accompagnati in camera e lo sposo dopo il rapporto, che, per la donna dovrebbe
essere il primo della sua vita, esce per comunicare agli ospiti il suo gaudio!
In alcuni paesi da conferma della verginità o meno della consorte e nel primo
caso la festa continua.
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