martedì 5 luglio 2016



Il mio ultimo viaggio risale al mese scorso ed è stato alle Canarie...


Lanzarote ci ha accolto con un vento e un freddo scoraggianti, ma erano le 23.00 e ci siamo detti, consolandoci, che l' indomani si sarebbe fatta perdonare stupendoci con un sole gigante temperato dagli alisei. Non è stato esattamente così, anche l' indomani il meteo non è stato clemente ma a fare bella l' isola ci hanno pensato i suoi  colori: Il nero domina, tingendo monti, strade e persino la sabbia del mare, il Rosso/Arancione  dei dromedari e delle sculture che li rappresentano lo smorza e ti ricorda che, magari non in quel giorno, ma il sole c’è tutto l’ anno e il Bianco candido delle poche e rare casette ti fa immaginare la vicinanza con l' Africa. Quindi via alla scoperta della Terra del diavolo, e lo immagini davvero il diavolo confinato tra le basse montagne fuligginose, incatenato e adirato, a sputare fuoco che arriva fino alla mare per spegnersi e farsi verde smeraldo e reincarnarsi in piante d’ aloe che fanno da medicina contro il bruciore che lui stesso provoca, ma sotto forma di raggi solari. L’ isola dove pare nasca il vento, quel vento tanto fastidioso la sera al chiaror di luna , quanto piacevole durante i giorni più caldi. E finalmente al terzo giorno lo abbiamo assaporato questo caldo, prima in groppa ai dromedari, uno dei tanti simboli faunistici di queste isole, poi degustando il vino prodotto nelle Gerie, le loro particolarissime vigne, che tanto ricordano i nostri nuraghi, ma più bassi e con dentro l’ albero della vita: la vite!

Da Lanzarote, Caronte ci ha traghettati fino alla meno nera Fuerteventura, il cui nome fa presagire a qualcosa di più allegro, energico, avventuroso.. ma che in realtà è altrettanto misteriosa e desertica e scura. Qui però non pensi all’ Africa e forse neanche al diavolo… pensi all’ Italia perché la sua è una delle lingue che più senti per strada , pensi al mare perché ne senti ovunque il profumo, e al mojito, ai tramonti e al surf… E allora ti rilassi, prendi un auto a noleggio, una cartina e vai alla scoperta della sue infinite spiagge del sud, che come (quasi) tutti i sud del mondo è caldo, allegro, lento, calmo come la sua famosa “Costa Calma” in cui abbiamo soggiornato. Poi rotoli fino al Nord tra le infinite dune di sabbia di Corralejo e ancora più su, sotto il faro di El Cotillo ti fermi a meditare per poi far finta di essere a casa mentre pinneggi nell’ acqua limpida di Jandia e ti ripari dal vento sotto quei muretti che a Lanzarote salvano le viti  e qui gli occhi dai granelli di sabbia sollevati dai costanti Alisei con i quali ormai siamo diventati amici e confidenti. Ma tra tutte, La Pared,è località che da subito mi ha incuriosito per il suo nome e che non vedevo l’ ora di conoscere, quel nome che ha richiamato la mia attenzione da quando ho aperto per la prima volta la cartina di Fuerte, immaginavo una falesia a picco sul mare la immaginavo scura, alta, da scalare, da ammirare, una parete come quelle su cui spesso mi arrampico qui in Sardegna, quelle dalle quali una volta che con fatica arrivi su in cima ti giri e guardi il mare…Non è così la Pared di Fuerte, questa ti avvolge e ti ripara dal solito vento se sei un semplice bagnante…ma se sei un surfista, bhè in quel caso ti nasconde da occhi indiscreti mentre l’ oceano che ne viene sovrastato ti fa divertire tra le onde.

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